Orianina's profileSomewhere over the rainb...PhotosBlogLists Tools Help

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    August 08

    "io ti stringo le mani

    rimani qui, cadrà la neve a breve". Direbbe Fabi. Per ora la neve non c'è e le sue mani si allontanano ancora una volta. Prima del canonico mese. Forse a quella scadenza ci si arriva senza lotta. Quando conduci la tua battaglia la guerra finisce prima. o si vince, o .

    Come si cambia? Cambio e cosa divento? Qualcosa che qualcuno non ritrova. Mi sento come il primo fiore della primavera. Il più coraggioso. Ha deciso di contrastare il freddo intorno, spinge per essere, per divenire. Tuttavia, è solo. Fa ancora troppo freddo. é un bel fiore comunque. talmente fascinoso che qualcuno lo raccoglie, lo mette in un vaso e lo mostra orgoglioso come il primo fiore di primavera. Colorato, profuma e sorride. Intanto muore perchè senza terra, senza nutrimento è destinato ad appassire.

    "Dormi sepolto in campo di grano
    Non è la rosa, non è il tulipano
    Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
    Ma sono mille papaveri rossi."
    [Fabrizio De Andrè - La guerra di Piero] 

    August 04

    ancora una volta

    Mi ritrovo a scrivere qui. da un po' avevo smesso per via delle faccende quotidiane che impediscono di ripensarti. Inoltre scrivendo sul blog del servizio civile ho perso i contatti con questa realtà, che, di fatto, è quella che mi appartiene. sono queste pagine che hanno racchiuso i miei pensieri notturni, chiamateli deliri se vi pare, o banalità. Se ricordo quelle notti vivo di nostalgia. ero angosciata, depressa. forse, però, avevo un contatto e rapporto più intimo con me stessa. indagavo le tenebre per riscoprire la luce. Inoltre non c'è più pubblico o "tutti chiusero gli occhi nell'attimo stesso in cui partì" (De Gregori - la donna cannone).
    Un vecchio amico o uno nuovo magari avranno voglia di riprendermi e quindi per non deludere loro, o i fantasmi, riscrivo.
     
    Ultimo sorso di rhum agricolo. Ultimi sorsi di Libano.
     
    Dovrei coricarmi, ho 8 persone che vogliono fare un percorso insieme a noi qui in Libano per tre settimane.  Sono ancora distanti, non lo vivono per ora. Forse la mia gelosia per questo posto mi impedisce di trasmettere troppo. Domani magarifarò loro il solletico e aspetto che ridano un po'.
     
    Il libano secondo Oriana non è più guerra o bombe. è diventato campo, rifugiati palestinesi. è diventato il cancro di Warde che lascerà due figli piccoli a breve. l'introvabile rene per Intissar, una povertà che a ben vedere si trova ovunque - anche e ben peggio magari in Italia - ma che loro devono per forza trovare ovunque perchè non hanno neanche un paese da maledire. nonostante quelle risoluzioni che garantiscono un diritto al ritorno.  
     
    e poi c'è comunque jazz, blues e amori impossibili. Anche questo è il mio Libano...
    February 14

    Venerdìsera

    Bambino, armato e disarmato...riascolto una Paola Turci datata 1989. Avevo otto anni e questa canzone ha rappresentato uno dei punti costituenti i due assi cartesiani della mia vita. Le persone che mi conoscono meno – e Facebook è un ottimo catalizzatore per la riesumazione dei “cadaveri” - mi chiedono perché intraprendo questi cammini, che mi isolano e allontanano da una vita normale, per avventurarmi in Paesi esotici. Dove c'è la guerra. O c'è stata o ci sarà. O è solo a una «tot» distanza. Mi ritornano alla memoria i racconti degli altri SCE nell’incontro di dicembre, storie di bambini e di COLLA...Ragazzini corrono sui muri neri di città, sanno tutto dell’amore che si prende e non si dà. Sanno vendere il silenzio e il male la loro poca libertà, Vendono polvere bianca ai nostri anni e alla pietà...

    È venerdì sera e ho appena finito di vedere «L'ospite inatteso» di Thomas McCarthy. Hiam Abbass, che nel film interpreta il ruolo della madre di Tarek ragazzo siriano, ha recitato anche, ma non solo (ricordiamo tra i tanti «La sposa siriana»), ne «Il giardino di limoni». L’attrice, arabo-israeliana di origini palestinesi, mi trasmette una sensazione di familiarità: Hiam ha una bellezza naturale e il Suo è uno sguardo profondo che nella mia immaginazione porta con sé l'esodo di un popolo espulso, rifugiato in campi sparsi per il mondo, accolto poco e odiato tanto, come qui in Libano. Un Libano che attribuisce ai palestinesi la sua rovina, fermo e chiuso nel ricordo di due date storiche: gli accordi del Cairo del 1969 che hanno permesso la lotta armata palestinese contro Israele dall’interno del Paese dei Cedri e il 1975 anno di inizio della guerra “civile” caratterizzato da uno scontro libano-palestinese.

    Bambini vittime di un sistema nefando; due gli esempi di oggi (anche piuttosto blandi rispetto a quelli di ieri e di domani): un padre che sperpera il suo stipendio per giocare d’azzardo, senza nessuna intenzione di smettere, e che impedisce così a suo figlio, un ragazzino vivace e creativo, di condurre una vita normale. Una ragazza di quindici anni che vuole morire; mi ha mostrato i graffi autoinflitti sulla pancia. Evidentemente non si voleva fare troppo male però...però... Crescerò e sarò un po’ più uomo ancora Un’altra guerra mi cullerà.

    Mi dispiace: per noi è comodo, spesso troppo semplice e liberatorio, pronunciare queste parole. «Cosa ne sai tu che sei fuori? Sono io a stare qui dentro. Volevo una vita normale, volevo solo suonare la mia musica», potrebbe obiettare Tarek dal centro di detenzione per clandestini.

    Piccole briciole, descritte forse in modo un po’ maldestro, per ricordare coloro che davvero non hanno avuto la possibilità di vivere una vita normale e che sono trattati come reietti o terroristi. Caino, invece, siamo noi che non possiamo/vogliamo capire e che rimaniamo al di là del vetro accusando e disprezzando i nostri fratelli ritenendoli indegni di abitare la nostra stessa terra. E nel momento in cui ‘Tarek’ sarà espulso, magari per una denuncia esposta da un medico, e tornerà nel suo Paese, noi ci dimenticheremo anche del Suo nome.
    February 13

    M'illumino di meno

    Avrei dovuto scriverlo prima questo post ed ora mi pare tardi. ma tardi è meglio di tardissimo.

    Il titolo: M'illumino di meno. Istruzioni per l'uso: semplice, semplicissimo come un "click" di un interruttore spento! L'iniziativa promossa da Caterpillar, programma di Radiodue, è volta a sensibilizzare le persone ad impegnarsi in nome del risparmio energetico.

    Quando? Oggi.

    A che ora? a partire dalle 18 (ora italiana) siamo tutti invitati a spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili per favorire il calore e il romanticismo di una candela (visto che domani è anche San Valenticchio chi se lo può permettere può iniziare i festeggiamenti da oggi!).

    Dove: In-Ogni-Dove. Anche qui in Libano! A questo proposito vorrei segnalare infatti l'iniziativa di COSV, un'ONG milanese che opera in partner con Dpna, la quale ha coinvolto nella proposta la società elettrica libanese con questo risultato: alle 19 locali le luci di alcune vie della città di Saida nonché Sidone saranno spente, verranno accese candele e distribuiti volantini con il "decalogo" della campagna.

    E, quanto c'è bisogno di una giornata come questa qui, in Libano, dove il mistero dell'elettricità alternata ai generatori mi risulta ancora come un nodo gordiano.

    Il bianconiglio mi ripeterebbe, noioso, è tardi è tardi, ma chissà che non possa ritrovarvi stasera in casa a leggere un libro a lume di candela o a fare una bella chiacchierata in famiglia con tanto di antipasto, primo, secondo, contorno, caffè, ammazza caffè ecc...non tutte le energie vanno risparmiate oggi!!! (i piatti, però, poi vanno lavati a mano e con pochissima acqua perché intanto, come diceva un vecchio marinaio, un po' di unto sulle pentole dà sapore).

    Un abbraccio a tutti!
    January 19

    è successo il 14 gennaio...

    ...del 1976: Dopo un'assediamento di quattro giorni, le milizie cristiane  hanno preso il campo di rifugiati palestinesi a Dbayeh a 30 Km circa a nord-est di Beirut. La popolazione principalmente cristiana del piccolo accampamento è stata risparmiata e il campo è riuscito a rinascere.  Ora, in questo campo ci sono anch'io.

    January 11

    pensierucci ucci ucci sento odor di...

    ohhh, ragazza agitella! sono ansiosa, agitata a tratti incazzata ma sicuramente risoluta. continua il genocidio a Gaza, la gente fa finta di non vedere. il Libano è una miccia che può riaccendersi all'improvviso e altrettanto in fretta posso ritrovarmi catapultata a nuovo in una guerra...però cazzarola se non c'è il due senza il tre allora son fregata a vita. poi non sono riuscita a fare tutte le cose che dovevo/volevo. salutare persone, vivere alcuni momenti. altri invece sì, a pieno petto. inattesi perciò estremamente gradevoli. certe riflessioni mi hanno accompagnata in questi giorni e alcune ambiguità sono state chiarite almeno in maniera estemporanea ma son volubile e incoerente, una mancanza prolungata potrà farmi ritornare in un porto sicuro nel quale tuttavia mi sento estranea, nel quale non ho il mio posto barca. ho pensato anche a come vivere i prossimi nove mesi. la durata di una gravidanza. solo che la pancia che ho è la manifestazione di peccati di gola non propriamente innocui. e l'attesa non è di un bambinello (oh, quanto mi piacerebbe però) ma spero, giuro, credetemi...spero di sentirmi, di capirmi e iniziare a intravvedere la "mia" strada.
    December 08

    ?

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    Consigli prima dell'uso

    Vorrei saper scrivere. vorrei saper incantare, tentare Te, portarti nel mio mondo e farlo sentire tuo. non sarà mai un Manzoni. è cultura pop, la mia. sono un po' pop e molto poco intellettuale. i refusi insieme a errori di sintassi, grammatica (eccetera) confermano.

    Se leggi, e un po' mi imbarazza, avrò meno difese per te. In primis, saprai che non so scrivere e che i miei pensieri sono banali, noiosi. invece vorrei incollarlo quel tuo sguardo sulle lettere che batto-to-to-to. vorrei che tu ne avessi voglia, ancora di più. ho sempre contestato la lettura di certi romanzetti rosa. il mio è snobbismo a favore di Autoroni. o leggi il meglio o niente. allora io stessa ti consiglio di non leggere. non c'è tuttavia bisogno che te lo dica. vuoi sapere come finirà? inizierai e poi stanco ti dimenticherai che da qualche parte...l'arcobaleno...io.

    December 04

    Libano, il ritorno!

     

    Ed eccomi qua: Libano.

    Once upon a time Oriana era in Beirut, ora a Dbayeh, due realtà completamente diverse “signori e signore che si dia inizio alle danze” il sipario si apre e presenta un nuovo scenario. Di fatto, è come se abitassi nuovamente in un paesino di provincia dopo aver assaporato i gusti cittadini. Beirut è un’entità unica in tutto il Paese sia nelle sue negatività sia per quell'aria tutta inquinamento e Cultura che si respira. Descrivere la magia di questo luogo è banalizzare ciò che rappresenta. non è il cemento e il traffico volgare che distingue la capitale dal resto del paese...è lo spirito beirutino (e non il show-off) che definisce il suo ruolo mitico.

    Comunque ora sono a Dbayeh, un nuovo inizio. Piovoso e ...pericoloso. La pioggia rende molte strade impraticabili, alcune auto sono vecchie e si fermano continuamente per via delle candele bagnate. Per dare un esempio: andando a fare la spesa abbiamo preso due taxi, uno in andata e uno per il ritorno. Orbene, entrambi hanno fatto un piccolo incidente e nessuno si è fermato per chiamare il perito. Anzi, il primo taxi - che non poteva affatto permettersi di aver ragione - si è persino messo a gridare contro il conducente dell’auto tamponata il quale, ovviamente, voleva imbastire un discorso per un eventuale risarcimento.


    Bisogna comunque riconoscere che abbiamo ricevuto un particolare benvenuto. La mattina seguente le sopraccitate peripezie automobilistiche mi sono svegliata credendo che niente avrebbe potuto perturbare la mia quiete. Come dirlo...mi son sbagliata! Mentre ero in cucina a preparare il thè una macchiolina nera sempre più grande ha attraversato la stanza per finire a nascondersi dietro il frigorifero...un bel topolino. Errata corrige: un topolone gigante, una pantegana, altro che il tenero protagonista di “Ratatouille”. Il tutto è finito drasticamente per l’insolito ospite e non entro nei particolari in quanto «ho visto cose che voi uomini neanche immaginate (navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. Ho visto i raggi B balenare alle porte di Tannhäuser. Tutti questi momenti andranno persi nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire». Tratto dal film Blade Runner)



    Il cibo libanese è come lo ricordavo, squisito. Ogni giorno mi riprometto una dieta...da cominciare il lunedì seguente. In quanto forza di volontà non rappresento un esempio da emulare. Sono, tuttavia, in Libano come promesso un dì. E sono tra i miei nuovi amici: gli anziani che usufruiscono dei servizi di Caritas Lebanon-Migrants Center al campo palestinese di Dbayeh. Gli utenti parlano tutti e solo arabo: io non capisco e questo genera in me una sorta di frustrazione perché vorrei esprimermi e ascoltarli, stabilire con loro una relazione più profonda per cancellare un po’ di solitudine e di quotidiana problematicità.


    E c’è una nuova “finestra” che disperde il mio sguardo verso uno scorcio di orizzonte bagnato dal mare...racchiuso tra due palazzoni e con la continua presenza di petroliere e navi assolutamente inestitiche ma i tramonti sono di fatto suggestivi e io, come il Piccolo Principe, mi ritrovo a osservarli con un po’ di nostalgia nel cuore e dubbi e speranze per l’avvenire.



    Halas. Basta. Ho voluto narrare delle briciole di me. Attendo qualcosa di voi da voi.


     
     
     

    Et voilà : Liban. Once upon a time, Oriana était à Beirut maintenant à Dbayeh, deux réalités complètement divergées « Messieurs et Mesdames, on commence les dansés », le rideau s'ouvre et il présente un nouveau scénario. De fait, il est comme si j'habitais nouvellement dans un village de province après avoir savouré les goûts citadins. Beyrouth est une entité unique dans tout le Pays soit pour sa fiction et son apparence soit pour son air toute pollution et Culture qu'on respire. Décrire la magie de ce lieu il est comme banalisé ce qu'il représente. Ils ne sont pas le ciment et le trafic vulgaire qui distinguent la capitale du reste du pays... c'est l'esprit beyruthin (et pas le show-off) qu'il définit son rôle mythique.

    De toute façon maintenant je suis à Dbayeh, un nouveau début. Pluvieux et... dangereux. La pluie rend impraticables les routes, beaucoup de voitures sont vieilles et elles s'arrêtent continuellement pour les bougies baignées. Pour donner un exemple : pendante on est en train d'aller faire les courses nous avons pris deux taxis, un pour allée et un pour le retour. Bien, tous les deux ont fait un petit incident et personne ne s'est arrêté pour appeler l'expert. Au contraire, le premier taxi - qui ne pouvait pas se permettre d'avoir raison - s'est mis à crier contre l'autre conducteur qui, évidemment, voulait commencer un discours pour une éventuelle indemnisation.


    Il faut reconnaître que nous avons reçu un grand bienvenu. Le matin suivant ces péripéties je me suis réveillée en croyant que rien aurait pu perturber mon calme. Mais... Je me suis trompée ! Pendant que j'étais en cuisine à préparer le thé quelque chose de noir de plus en plus grand a traversé la chambre pour finir à se cacher derrière le réfrigérateur... un beau rat géant pas mignon comme le tendre protagoniste de « Ratatouille ». L'histoire est finie dramatiquement pour l'insolite hôte et je n'entre pas dans les détails puisque « j'ai vu des choses que vous n'imaginez (de bateaux de combat en flammes au large des bastions d'Orione. J'ai vu les rayons B traverser l'esprit aux portes de Tannhäuser. Tous ces instants devront être perdus dans le temps, comme larmes dans la pluie. Il est temps de mourir». Trait du film Blade Runner)



    La nourriture libanaise est comme je me rappelais, exquise. Chaque jour je promets de me mettre au régime... à commencer du lundi suivant. À force de volonté je ne représente pas un exemple à émuler. Je suis quand même au Liban comme j'avais promis un jour. Et je suis parmi mes nouveaux amis : les âgés qui jouissent des services de Caritas Lebanon-Migrants Center au champ palestinien de Dbayeh. Ils parlent tous et seulement arabe : je ne comprends pas et ceci engendre dans moi une sorte de frustration parce que je voudrais m'exprimer et les écouter, établir avec eux une relation plus profonde pour effacer un peu de solitude et des problèmes quotidiens.

    Et il y a une nouvelle « fenêtre » qui disperse mon regard vers un horizon baigné de la mer... renfermée entre deux palais et avec la présence continue de pétroliers, mais les couchers de soleil sont quand même suggestifs et je me retrouve, comme le Petit Prince, à observer le ciel avec un peu de nostalgie dans le coeur et de doutes et des espoirs pour l'avenir.

    Halas. Il suffit. J'ai voulu donner quelques miettes de moi. J'attends quelque chose de vous par vous.


    October 19

    back to Lebanon

    mi rendo perfettamente conto che questo non è il momento migliore per scrivere. tutti dormono. e devo ancora fare la valigia. io ho il cuore vacillante perchè ho salutato la meravigliosa creatura che un miracolo ha voluto fosse mio nipote. così Lui solo è riuscito a rendermi malinconica. Consapevole che perderò le sue paroline nuove, i suoi primi passi verso la Vita. Lo sentirò con me ma la Sua mancanza colpisce più forte.

    DEVO fare la valigia. Come sempre all'ulitmo perchè preferisco dimenticare a casa due o tre cose piuttosto che lasciare un saluto in meno tra i miei amici e famigliari. Ora è più semplice, mi dico, dicembre - ossia il ritorno - è vicino. poi fino a settembre il tempo sarà il suo e io lo vivrò per come ne sono capace...pur sempre lontana. Ho iniziato questo blog con la partenza per il Libano. Ho narrato i miei animi con la guerra del 2006. trovate tra i miei post la promessa che sarei tornata.

    Così è se vi pare.

    September 20

    testa cotonata

    assolutamente. ma dovete guardare dentro perchè, fuori, amo il liss estremo e se la pioggia mi sfida rispondo con la piastra. già. il punto è che di cotone ho imbevuto il cervello. non riesco a districare il nodo gordiano della pre-partenza. quante cose bisogna organizzare? molte. orbene comincia Oriana; non arrivare all'ultimo minuto come al solito sentendo le tipiche frasi del babbo, dovendo sopportare i pianti della mammì e l'isterismo collettivo delle Villa's sisters. e se poi ti capita l'occasione della tua vita, il principe azzurro che ti chiede di uscire con tanto di calesse, che fai?, dici "no grazie, devo preparare ancora le valigie".

    tuttavia, vestiti, scarpe e sacco a pelo non sono il vero problema. non riesco a mettere ordine, pensieri convulsi, entropia autogenerativa...halas. devo salutare, comprare, firmare, studiare, pensare, leggere, telefonare, che tempo farà?, e soprattutto come lo ritroverò? mi è mancato in questi due anni e ora ho paura di non riconoscerlo più. di sentirmi estranea tra le molteplici famiglie che, allora, avevo acquisito. si ricorderanno di avere una figlia in più? o si trattava di semplice cortesia? io ritorno. con un ruolo. non ancora capito. ma come dire: viaggio-scoperta-coraggio-colombo-india-ops è l'america ! forse troverò qualcosa di differente rispetto alle mie aspettative (che peraltro cerco di limitare, si sa che si vive meglio senza aspettarsi nulla). come dico sempre, la vita ha molta più fantasia di noi e chissà se ne uscirà un Dalì, un Caravaggio, o uno Chagall.

    aahh (sospiro).

    June 20

    La même lune que moi

     
    Guardando la notte da una finestra che a breve, forse, non sarà più mia.DSC01105
     
     
     
     
     
     
     
    La triste luna perplessamente mi guarda...incuriosita è uscita dal suo nascondiglio fatto di alberi e ora mi osserva mentre con malizia si avvicina - piena, tonda, delicata - alla punta della Mole. Non ho resistito. Come non fumare una sigaretta godendosi questo spettacolo offerto spontaneamente dalla Signora? In un moto lento ma continuo ci gireremo intorno danzando. Il mio ululare tacito verso te sarà complementare ai tuoi silenzi assordanti e i nostri occhi rileveranno una complicità simmetrica, speculare. é il mio cuore che ti regalo per farti sentire meno sola circondata come sei da stelle che rubano la tua luce.
     

    Oggi è iniziata la tregua tra Hamas e lo Stato ebraico. Pare che abbiano deciso possa durare almeno sei mesi.

    ...

    La luna ormai si sta scontrando contro la cima della Mole.

     

    DSC01096

    Ed ecco. Addormentarsi sulle note di Enzo Enzo, il video è stato preso da youtube...ma volevo farvi conoscere questa melodia:

     

     

     

     

    Buona notte.                

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    May 30

    but i'm a creep

    "tu che preferiresti? "

    cosa voglio?

    non lo so...i'm a creep, I'm a weirdo.
    intanto domani vado e vedo. non so se è la scelta giusta, cavolo qualcuno può dirmi QUALE è la scelta giusta, e magari anche per cosa e per dove. perchè mi sono costruita una serie di miti da anni che ora ritrovo come macigni, pesi insostenibili.

    I choose to live.

    Lo so ma è difficile comunque. Una frase mi risuona tra le sinuose linee di quella scarsa materia grigia che dovrebbe appartenermi

    Partire é la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo.

    - Isabelle Eberhardt -

    Però cazzo non ne so nulla.
    Ho solo una paura fottuta di giocarmi il futuro. è così difficile per voi capire. perchè??? vi siete mai chiesti due cose in più? vi ponete qualche domanda in più? sono l'unica che si caga in mano? sono l'unica a non sapere dove andare nonostante grandi desideri! forse sono una superba e narcisista delle palle. Forse avevo fatto i conti senza l'oste.

    "Sei una donna come tutte le altre!". Ancora e più fortemente siiiiiiiiiii. come- tutte- le-altre. e per te, uomo, mi dispererò, rinuncerò, farò la piattola-noiosa-gelosa e soprattutto per te, nonostante te, capisci? come siamo pazze? e sì, sono anch'io come TUTTE le altre, sono donna anch'io. fino ad ora hai fatto come ti pareva, avevo così alti muri. mah...

    I want you to notice
    When Im not around
    Youre so fuckin special
    I wish I was special

     

    è che siamo pazze. sì. ma forse....

    saremo insieme nella nostra tenuta hippie un giorno, vedrai, e ci saranno un milione di libri e cani e verdure e  bambini e pane caldo e artisti senza cartellino (Hamra)

    May 14

    cliché

     

    Ritornano gli articoli di giornale dichiaranti una guerra civile. Ritorna la paura di una guerra civile. Ritorna nuovamente l'uso delle categorie paralizzanti che ostacolano la reale comprensione del pianeta Libano. Negli anni passati, alcuni analisti hanno rincorso l'inutile obiettivo di segnalare che la guerra del 75-90 non fosse unicamente civile bensì ulteriormente alimentata da un conflitto regionale e internazionale. Ho chiesto a un giornalista presente a Beirut nell’82 come mai spesso i suoi colleghi, e probabilmente anche lui, non furono così esaustivi nei loro servizi e si soffermarono sul ruolo interno al conflitto costruendo un’immagine eterodiretta e – a parer mio – in parte distorta dell’accaduto. La risposta se non ricordo male recitava così: in un servizio di 3 minuti è impossibile spiegare ad ascoltatori eterogenei quello che accade there, per sintesi, funzionalità e quindi per riuscire a trasmettere un messaggio al più ampio pubblico sovente si sceglie di aderire ad alcune formule stabilite inconsciamente. Es. oggi si potrebbe dire che Hezbollah stia riportando il Paese verso una guerra civile: notizia diretta e di facile comprensione. Tuttavia, l’indagine non può interrompersi qui. È basandosi su cliché - come insegna Amira Hass (oh my dear!) - che si commettono gli errori più gravi.


    Con questo intervento non tento di deresponsabilizzare Hezbollah. Anzi. Tuttavia è necessario preporre al sempre più inesorabile conflitto libanese tali riflessioni al fine di non reiterare gli sbagli passati: un richiamo, questo, a “noi” pseudo-intellettuali occidentali per non cadere nuovamente in una sorta di pigrizia intellettuale (analizzata ampiamente da Georges Corm nel suo “Storia del Libano contemporaneo”) la quale alimentò un’indifferenza maggiore verso il Libano percepito come un Paese dove musulmani e cristiani si uccidevano fra loro, divisi fisicamente nonché mentalmente da una “linea verde”. Questi commenti mi sono peraltro stati indotti dalla consapevolezza che in Italia si ignora tutto o quasi tutto del Libano: collocazione geografica (confina con l’Egitto?), immaginario collettivo (esistono i parrucchieri?), alleanze politiche. Su quest’ultimo punto mi soffermo un attimo. Non si conosce infatti che le due grandi coalizioni politiche, le forze del 14 marzo e dell’8 marzo, attualmente siano l’unione di diverse confessioni religiose che solitamente l’occidente ritiene essere in lotta tra loro, come emblema dello “scontro di civiltà”. Di fatto, all’interno della coalizione filo-occidentale vi sono gruppi che rappresentano cristiani, sunniti, drusi...ugualmente Hezbollah è alleato a Michel Aoun e quindi riceve il sostegno dagli accoliti del “Generale”. In breve: da una parte e dall’altra cristiani e musulmani hanno creato delle alleanze politiche che mostrano come il problema non sia confessionale. La storia ha ampiamento raccontato lotte inter e intra comunitarie: non dimentichiamo che negli anni del conflitto libanese i cristiani si uccisero tra loro così come ad esempio gli sciiti (Amal contro Hezbollah). Ora, non voglio dire che i libanesi siano scevri di colpe costretti a subire l’altro. Corruzione, clientelismo, sistemi clanici basati sulle grandi famiglie di un tempo. Tutta la mia passione, tutta la mia paura non è di fatto rivolta a loro ma all’esercito invisibile che ogni giorno cerca di vivere il Libano, Beirut, la propria vita con la consapevolezza che un sorriso possa trasformarsi in un pianto nell’arco della stessa giornata perché scoppia una guerra che non aspettavi, perché sparano nuovamente dai tetti. Quindi il mio obiettivo è sperare che chi darà le notizie nei prossimi giorni non guardi alla commerciabilità della cronaca e che chi leggerà le notizie si poni delle domande più profonde. Io dall’italia questo posso fare, cercare di sensibilizzare i più. Mettere di fronte alla responsabilità anche il nostro governo pronto a ridefinire le regole di ingaggio di una missione come se stessimo veramente giocando a Risiko.

    May 12

    Miss Carfagna

    non voglio mica fare l'acidona...però...mi sveglio alle sei e mezza, c'è un debole sole. il primo pensiero è: cosa farò nella vita? Penso a come trovare il modo di contattare Silvestro Montanaro vorrei fare uno stage con lui seguire le sue orme: è il mio idolo. Abbandono questa idea, non sono abbastanza qualificata, cos'ho da offrire? però è il lavoro che vorrei...vabbé penso di nuovo a inventarmi il futuro e penso alle pari opportunità. Mentre prendo il caffé alle 7h mi ritrovo la Carfagna che spreme sensualmente un limone tra le sue labbra semi aperte, le labbra ancora, il seno, i glutei mostrati abilmenti a delle signorotte in nero che la guardano con ammirazione...insomma il calendario rispolverato nel passato del nuovo Ministro delle Pari Opportunità visibile a questo link di Repubblica.it. è bellissima. davvero, io da donna posso dire che è stupenda. ora. Ho un certo timore. Perchè sono una stronza, il problema è mio. anch'io sono carina e non vorrei che fosse dimenticato che sono anche intelligente. Mi dico che devo essere meno stronza. Solo invidia la tua, vorresti essere tu Ministro delle Pari Opportunità...quanto ti brucia, più del limone che si spremeva tra la sensualità delle sua bocca. Però, mi dico, io vorrei fare politica da quando ho 19 anni, lei voleva fare la velina molto probabilmente, ha fatto miss Italia, trasmissioni in RAI...e poi con "Meno male Silvio c'é" nella sua primissima versione un numero di donne televisive come Elisabetta Gardini sono approdate al mondo maschilista-misogino della politica, dovendo subire continui insulti...

    APROPARENTESI:

    ...dovendo giustificarsi con "ma io non l'ho data a nessuno": MALE! primo non giustificare, secondo se gli uomini non lo danno - e questo sarebbe da dimostrare - elargiscono favori di natura diversa. chi stabilisce quello che è più grave? se io uso il mio corpo per ottenere qualcosa è una moneta di scambio che non va a incidere sul circuito economico degli italiani; se io invece firmo appalti, prendo tangenti ecc...questo come dice il buon Travaglio (e smettiamola di accusarlo! anche se le sue recenti dichiarazioni a Torino non mi hanno garbato al 100% MENO MALE che c'è LUI a mostrarci l'immondizia della CASTA) incide sul buon governo e sui nostri miseri stipendi.

    CHIUDOPARENTESI.

    Ora, Carfagna...mi rivolgo a Lei. Non dica "io non mi interesso di queste cose" in riferimento a quanto dicono di lei i giornali esteri. Una pettinata all'ego va sempre bene, è bellissima ed è meglio che i giornali esteri notino quanto sia bella piuttosto che parlare della politica italiana. Ora si interessi se parlano di Lei come del Ministro più bello del mondo...è un ottimo trampolino di lancio: sarà da questo che volerà in caduta libera per dimostrare che oltre ad essere bellissima sarà in grado di fare molto per le Pari Opportunità, dimostrando che bellezza e intelligenza vanno di pari passi, dimostrando che ha a cuore il destino delle donne molto più di quanto abbia fatto la Prestigiacomo in precedenza. é una buona occasione, domani potrei così bere il caffè leggendo le varie proposte, le nuove leggi e le nuove opportunità per le donne promosse da Lei. Buon Lavoro!

    In Fede,

    una donna.

    May 03

    Beirut, Libano

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    Cristiano Riccardo, Beirut, Libano. Tra Assassini, missionari e grands cafés, Torino, Utet, 2008.

    La voglia ritorna in me di Libano. Basta un libro, finalmente un libro, sul Libano per farmi riscoprire le strade, i caffè, i luoghi, le bellezze e le contraddizioni del Libano. Non ho ancora finito di leggere, avrei dovuto forse aspettare per poter fare un intervento più significativo, come peraltro merita il libro. La voglia che nasce in me di riscoprire Beirut mi ha spinto a fare questo inciso subito, affinchè anche voi possiate cominciare e finire la lettura con me. Perchè scrivere di Libano?

    "auguro pace a Beirut, al mare, alle dimore, alle rocce che ricordano volti di vecchi marinai. Beirut con il suo animo produce vino e sudore, pane e gelsomini con le fatiche dei suoi abitanti. Ma allora, come mai ha il sapore di fiamme e fumi?" (versi iniziali della canzone di Fairouz Le Beirut sulle note del concerto di Aranjuez) p. 3

    Forse è per rispondere a queste domande che si scrivono libri, tesi, canzoni, poesie sul Paese dei Cedri. In Italia ancora troppo poco si conosce e troppo si ignora. Il coraggio di scrivere sul Libano è significativo, affrontare il commerciale con quello che non lo è. Spero che Riccardo Cristiano non sia l'ultimo; intanto godiamoci il gusto e il sapore del suo Libano e l'importante ricordo di Samir Kassir evocato nel testo ma soprattutto nella mente e nel cuore di...perché, come scrive l'autore, "Forse [...]capire non è un esercizio cerebrale e basta, ma un po' anche del cuore". E il mio, ieri, batteva stranamente mentre grazie alle descrizioni magnetiche di Riccardo Cristiano mi ritrovavo per le strade della capitale con il gusto amaro della Sua storia e alcune domande: "Perchè Beirut?" Quali sono le colpe e i tesori che questa città racchiude al Suo interno? Il rischio di una nuova guerra "civile" esiste? Riccardo Cristiano ci accompagna per mano verso un'indagine oculata raccontata anche attraverso gli occhi dei beirutini e, naturalmente, i suoi.

    Buona lettura.

    April 07

    Gelato al limon

    Ti piace?
    Mentre un`altra estate passerà
    libertà e perline colorate
    ecco quello che io ti darò
    e la sensualità delle vite disperate
    ecco il dono che io ti farò
    donna che stai entrando nella mia vita
    con una valigia di perplessità
    ah, non avere paura che sia già finita
    ancora tante cose quest’uomo ti darà.

     

    Paolo Conte. Gelato al limon.

    .

    ed ora la fine. Ho sempre avuto grosse difficoltà a mettere un punto, dai temi a scuola, alle relazioni sociali, all'università, la mia esperienza in Libano che con accanimento mi sforzavo di lasciare insoluta e soprattutto la mia tesi di laurea. Una diagnosi psicologica potrebbe illusrarmene le motivazioni. In seguito. Ora devo scegliere la fine: Back to black o Happy end? Questo maledetto idealismo non mi permette ancora di ipotizzare i "funerali" del Libano, una speranza incessante mi schiaffeggia ogni volta che cinismo e realismo fanno strada nei miei pensieri. Non posso neanche scrivere un happy end dopo tutto "questo". Come fare?

    Sarò funzionalista e vi darò un consiglio che noi "occidentali", rappresentanti della società civilizzata, non penseremmo mai, ma che THERE ho imparato: quando scoppia una guerra c'è solo una cosa da fare subito, prima che acqua gas, elettricità spariscano in una nuvoletta di atomi: la doccia.

    April 04

    Tutti su RaiTre sabato pomeriggio!!!

    Da un po' non interagisco. Vero. Probabilmente sta arrivando il tempo di concludere una parte della mia vita e cominciarne un'altra ancora ignota. Quanta fatica distaccarsi da tutto questo così visceralmente mio da due anni a questa parte. Ampliando i miei orizzonte, o abbandonando i sogni...? Ancora non è dato saperlo. Qui di seguito pubblico questo articolo che potete reperire a questo indirizzo internet: http://www.infopal.it/testidet.php?id=8117

     

    03-04-2008 Libano

    Riceviamo e pubblichiamo.

    Per non dimenticare i profughi palestinesi in Libano

    Cari tutti,

    con grande piacere vi comunico che sabato 5 aprile  saranno trasmesse alcune delle foto della nostra mostra "Per non dimenticare i profughi palestinesi in Libano", nel corso della trasmissione "Mediterraneo" (RaiTre ore 13.20 circa).

    La mostra, dedicata a Stefano Chiarini giornalista e amico dei popli mediorientali, è un reportage dai campi profughi palestinesi in Libano a 25 anni dal massacro di Sabra e Chatila. Promossa dall'associazione "Per non dimenticare Sabra e Chatila" e dal comitato "Con la Palestina nel cuore", la mostra è stata esposta al palazzo della Provincia di Roma dal 25 febbraio al 1° marzo di quest'anno.

    Le fotografie sono di Alessia Leonello, Laura Montanari e Andrea Podestà.

    Vi invitiamo a far circolare la notizia sulla messa in onda della mostra ed a metterla nei vostri eventuali siti web.

    Chi fosse interessato  ad organizzare un'esposizione della mostra può contattare il 338 366 22 89 oppure inviare una mail a: pa_ti_2007@libero.it

    Campagna 2008 anno della Palestina

    Comitato Palestina nel cuore

    sabato, RAI 3, 13.20
    «Mediterraneo» è una coproduzione di attualità internazionale realizzata da Rai - France 3 e Rtve Spagna, in collaborazione con Entv Algeria. Responsabile edizione italiana Giancarlo Licata. E' trasmessa da: Rai Tre e Rai International (Italia), France 3, France International e Tv5 Europe (Francia), Rtve e Rtve Europa (Spagna), Tsi (Svizzera), Ert (Grecia), RtvSlo (Slovenia), Jrtv (Giordania), Entv (Algeria), Hispavisiòn (America Latina) e dalle televisioni in lingua araba associate all'Asbu (Arab States Broadcasting Union). La rubrica è pure diffusa il sabato sera da Rai Med in italiano alle 21.00 e in arabo alle 23.00.

    March 17

    timing

    i miei silenzi urlano, lo so. ho quasi finito. finito ma come? una relazione di due anni la passione pura, dove le mani si incrociano per stringersi unirsi pregare sperare. una strana euforia mi ha fatto vivere una vita diversa, forse non mia. pian piano ritorno. come fa male. non lo voglio, resto, e poi dove? soprattutto chi sono io? non ho più la mia identità. Oriana. Ho in mente un'altr Oriana che si immaginava in giro per il mondo a fare interviste e scrivere libri, conoscere gente...ho dovuto finire con la tesi. mercoledi parlerò a delle persone che non hanno il minino interesse per quello che hofatto che non sanno come l'ho fatto. siamo quello che facciamo? non solo, il sentire è tutto. loro non potranno sentire, io non posso più comunicare, sono stanca, disillusa, sola. tanto sola. ho paura che questa relazione ...di odio e amore, di pianto, e viscerale patire. il libano dentro di me. dentro ancora più dentro. spingeva troppo forte a volte, era un sesso violento, dominava e io stavo sempre sotto in balia del mio padrone. ne soffrivo. ma anche no. ora che la porta di una prigione si apre io esito a uscire. è troppo tempo che sono qui rinchiusa conosco ogni pezzo di muro, ogni crepa ogni sfumatura dell'anima caleidoscopica di questa realtà. o meglio ho l'illusione di sapere. preferisco restare perchè ho una paura fottuta di quello che significa crescere. la vita ha molta più fantasia di noi. così ho detto tante volte. vero . ma non immaginavo di finire con un divorzio totale e totalizzante. non pensavo che avrei fatto "tanto per"...io che ambivo a scoprirmi. vorrei essere su Valuma, al largo, sole, mare, sole, e silenzio. il mio.